Diario di Viaggio: Valencia

Diario di Viaggio: Valencia

Trovare una vecchia amica (vecchia non anagraficamente s’intende, prima che si offenda😉) è stata certamente una buona scusa per visitare una piccola, ma ridente città spagnola: Valencia.

Valencia ha uno stile unico. È uno di quei luoghi che non dimentica mai la propria storia, le proprie origini, senza tuttavia dimenticare di stare al passo con il tempo e di modernizzarsi nel corso degli anni. A Valencia è possibile ammirare, nello stesso momento, monumenti antichi che ripercorrono la storia di questa città e complessi architettonici ultramoderni. Oltre a tutto ciò, la città vanta anche delle bellissime spiagge, fantastiche per trascorrere le vacanze estive.

Il nostro viaggio non è stato proprio baciato da un clima favorevole, ma questo non ci ha impedito di visitare la città in lungo e in largo.

La sera, appena arrivati, abbiamo ben pensato di vivere subito a pieno la movida valenciana: incontrati con la nostra amica ci siamo catapultati al Barrio del Carmen, un quartiere la cui vita muta in base alle ore della giornata: tranquilla al mattino e nel pomeriggio; sfrenata al calar del sole. I giovani che arrivano in città scelgono questo quartiere centrale per vivere intensamente, appunto, la movida spagnola. Camminando per le sue vie durante le ore serali si viene “assaliti” da PR pronti a proporti ogni sorta di free entry, un paradiso per gli amanti della vita notturna. Di giorno invece resta il quartiere più frequentato di Valencia, ma per la ricchezza di attrattive storiche: la bellezza del Barrio del Carmen è frutto della lunga storia di Valencia, nel periodo medievale vi trovarono rifugio gli Arabi, che lo trasformarono in un quartiere aristocratico e ricco di costruzioni. Nei secoli seguenti furono realizzate le altre architetture che si possono ammirare.

Campana del Miguelete - Valencia

Campana del Miguelete – Valencia

Il primo vero giorno, consci del maltempo in arrivo, abbiamo deciso di passeggiare, o per meglio dirla alla spagnola “dar un paseo”, per la città…una sgambata di 23 km sicuramente piacevole e tonificante, ma che alla fine s’è fatta sentire eccome 😅. Partendo da Plaza del Ayuntamiento, passando per il Mercato Centrale, uno degli edifici che più attira l’attenzione dei visitatori grazie alle decorazioni interne ed esterne, la Lonja de la Seda, la Iglesia de San Juan, Plaza de la Virgen fino

ad arrivare difronte alla Cattedrale con affianco…il Miguelete! E non vuoi affrontare questa sfida di 207 gradini?! Ma certo! Per cui, su per la torre fino ad arrivare all’arco di pietra che sorregge la campana, dalla quale la torre stessa prende il nome perché “battezzata” il giorno di San Michele. Si narra che questa sia stata portata li, ovviamente, solo dopo la costruzione della torre, ma che non passando per le scale sia stata issata in cima creando un immenso cumulo di terra.

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Ciudd de las Artes y las Ciencias – Valencia

Da li abbiamo proseguito per le Torre de Serranos e da li, lungo il Jardì del Turia (tuuuutto il Jardì del Turia), siamo arrivati alla Ciudad de las Artes y las Ciencias. Si tratta di un complesso moderno, progettato dagli architetti Santiago Calatrava e Félix Candela che ospita: il Palau de les Arts Reina Sofìa, l’Hemisfèric, l’Umbracle, il Museo delle Scienze Principe Felipe, il Parco Oceanografico, il Ponte de l’Assout de l’Or e l’Agorà. Meritano sicuramente una visita più approfondita, secondo il nostro parere, il Museo delle Scienze e il Parco Oceanografico…meravigliosi!
Menzione a parte, camminando così a lungo abbiamo notato la grandissima quantità di alberi di mandarini (o almeno quello sembrano) che crescono nel bel mezzo della città, uno spettacolo di certo inusuale e incredibile.
Dopo questa bella “sfaticata” ce ne torniamo in centro…a piedi. Direte, “ma a voi i mezzi non piacciono proprio?”. Assolutamente, anzi, è che a Valencia sembra di avere tutto estremante vicino e la città non ti da per nulla una sensazione di pericolo per cui la si gira volentieri a piedi, magari con un po’ di attenzione perché gli spagnoli alla guida sono un po’ spericolati😅. Poi i mezzi ci sono eccome (metro, bus, tram e taxi), funzionano bene e sono anche economici; chi non se la sente di camminare in lungo e in largo può comodamente prenderli e spostarsi ovunque voglia con semplicità.

Il giorno seguente s’è optato per un po’ di tranquillità, per riprendersi un po’ dal giorno precedente, ma la serata è stata una delle più belle di tutta la vacanza.
Valencia è una città cosmopolita, anche se forse non si direbbe, dovuto dalla sua vocazione universitaria. Ci siamo ritrovati a casa della nostra amica a festeggiare tra italiani, spagnoli, francesi ecc, in un immenso scambio di cultura mondiale. È anche questo il bello della città, giri, incontri e conosci persone dalle più disparate parti del mondo. L’unica difficoltà è che si potrebbe incontrare è trovarsi con una confusione di lingue in testa da non saper più quale usare, ma se questo è un sacrificio…ben venga 😜

Centro del Carmen - Valencia

Centro del Carmen – Valencia

Il terzo giorno è stato decisamente il più strano. È domenica e ci si sveglia con una pioggia copiosa, tutto calcolato. Ciò che non prevedevamo era la chiusura pressoché totale di ogni attività in città, loro si che prendono seriamente il giorno di riposo! Intendiamoci, vicino ai luoghi più turistici (vedasi per esempio Plaza del Ayuntamiento) si trova sempre qualcosa di aperto, ma per il resto…nada. Ci apprestiamo a fare il nostro giro per gli interni degli edifici e qui ci accorgiamo di una cosa, “cerrado por lluvia” (chiuso per pioggia)! Qua chiudono per la pioggia?! Vabbè si sperava di salire a le Torres de Serranos e Torres de Quart vista la gratuità del giorno, ma ci accontenteremo di vederle da fuori. Anche la Lonja della Seda non ci consente di salire sulla sua torre però ci godiamo i suoi interni, compresa la cripta, così come per il museo Centro del Carmen, un antico convento ora adibito anche a galleria d’arte.
La pioggia si fa più intensa e decidiamo di tornare in albergo. Da li si scatena un vero diluvio, solo per uscire a mangiare qualcosa a cena torniamo completamente zuppi. Forse questi spagnoli non hanno fatto forse così male a starsene a casa e chiudere tutto. Scopriremo poi la mattina successiva della tromba marina creata poco fuori il porto di Valencia…😨

Interno del Mercdo de Colòn - Valencia

Interno del Mercdo de Colòn – Valencia

Penultimo giorno, la tristezza di dover tornare a casa a breve si fa sentire. La mattinata la trascorriamo ancora girando per le vie del centro. Ammiriamo il Mercado de Colòn, l’incantevole Estaciòn del Norte e la Plaza de Toros. In quest’ultima non abbiamo potuto vedere l’arena (allagata), ma il museo si. Beh che dire, decisamente un’immersione nei costumi del Paese, ma con un po’ di tristezza…il video sulle corride l’abbiamo pure guardato, ma la mesta fine no, quella proprio non volevamo vederla.
Alla sera ci siamo trasferiti nel quartiere di Benimaclet (qui si vi consigliamo di raggiungerlo con i mezzi). È da qualche decennio parte integrante della città, essendo stato inglobato a causa dell’espansione, mentre prima era un villaggio a sé. È abitato da una notevole quantità di universitari, per questo è in forte sviluppo culturale, ricco di caffè letterari dove è possibile leggere libri e scambiare opinioni bevendo un bicchiere in compagnia. Sono anche presenti molti pub e bar dal forte connotato alternativo, che hanno dato negli ultimi anni un’impronta decisamente bohemienne al quartiere.

Ahi noi, ultimo giorno arrivato. La pioggia anche oggi non c’abbandona. Classico giro di rito alla ricerca di souvenir, pranzo con l’amica e infiniti saluti con l’augurio di rivederla al più presto. E poi via, all’aeroporto, con quel solito misto di tristezza e piacere, perché in fondo, anche tornare a casa ha il suo fascino: ritrovare la routine, gli stessi posti, gli stessi odori, le stesse sensazioni…tutto come prima. Ti accorci che l’unica cosa che un po’ è cambiata, la più importante, sei tu, perché la persona che parte per un viaggio, non è la stessa persona che torna.

CIBO

E come poteva mancare un accenno al cibo?! Anch’esso è parte integrante di un viaggio e ogni posto che si visita ha la sua da dire, ogni angolo del mondo i suoi prodotti tipici da assaggiare.

Paella valenciana

Paella valenciana

A Valencia, ovviamente, non si può fare a meno di provare la rinomata paella, la tradizionale però, attenzione: la mista (cioè di carne e pesce), che si trova in quasi tutti i ristoranti, non è quella classica. Rispettando la tradizione, la paella rigorosamente viene servita sulla padella (o meglio dire paellera) e si viene invitati a mangiarla direttamente da li; viene preparata con riso, zafferano, taccole, fagioli bianchi e poi a seconda della variante con pollo e coniglio o con pesce (principalmente molluschi). Squisita!

Per ingannare l’attesa, magari proprio della paella (che viene rigorosamente preparata al momento), ci si può deliziare con qualche antipasto a base di stuzzichini spagnoli: vedasi queso y jamon. Altro non è che formaggio e prosciutto, ma bisogna dire che non sono niente male, i loro formaggi sono molto saporiti e stagionati e il jamon ricorda il nostro crudo.

Tapas

Tapas

Tenendo presente che gli spagnoli non fanno vere e proprie cene (mangiano spesso e poco durante il giorno), bisogna anche provare un locale di tapas, ovvero una grande varietà di stuzzichini, però sostanziosi, tutti preparati con ingredienti della cucina mediterranea: a noi abbiamo hanno fatto conoscere un locale favoloso nel quartiere di Benimaclet, El Carabasser (C/ Reverendo Rafael Tramoyeres 35 bajo). Si va dalle patatas bravas con salsa alioli, ai montaditos, ai pinchos e così via; per chi è abituato alla tradizione veneta, potrebbe definirli “cicheti“.
Generalmente le tapa vengono servite in piccole porzioni, accompagnate da bevande alcooliche o analcoliche. È inoltre diffusa tra gli spagnoli l’abitudine di gustarne un paio in un bar, accompagnate da una bevanda, per proseguire allo stesso modo di locale in locale. Questo consumo ambulante viene chiamato, tapeo o ir de tapas.

Horchata y fartons

Horchata y fartons

Ultima, ma non per importanza, tipicità che abbiamo assaggiato è l’horcata bevuta con i fartons.  È una bevanda (servita anche granizada ovvero come granatina) rinfrescante preparata con acqua, zucchero e con il latte del tubero che caratterizza le radici di una pianta diffusa nella zona di Valencia e chiamato chufa in spagnolo. Si tratta, di fatto, di un latte vegetale ad alto tasso energetico e molto dolce (per questo vi consigliamo di berne bicchieri piccoli, almeno per chi ancora non l’avesse provato) che viene servito accompagnato dai fartons, panini leggeri e glassati.

Per questo viaggio non ci resta che ringraziare la nostra amica di una vita, Elena, nostro Virgilio in terra spagnola che ormai acostumbrada (abituata – solita), come direbbe lei, agli usi e costumi ci ha accompagnato con dedizione in questo viaggio alla scoperta della città di Valencia. Ha svolto a pieno il suo ruolo di cicerone sacrificando il suo prezioso tempo per farci girare in lungo e in largo e acculturarci su ogni cosa. C’ha fatto immergere nella sua nuova vita, facendoci conoscere un sacco di persone meravigliose (a nominarle tutte verrebbe un elenco infinito, per cui perdonateci👏) che ringraziamo per aver reso questo viaggio ancora più speciale.
Chiudiamo l’angolo delle smielate dicendo ancora una volta infinite GRAZIE e sperando di avervi incuriosito, trasmesso qualcosa o avervi fatto rivivere in parte una vostra passata esperienza in terra valenciana.
Adiòs 😉